Caronte


Nella mitologia greca, Caronte era il nocchiero infernale, il traghettatore che trasportava le anime dei defunti nell’Ade, l’aldilà dei greci.

La sua opera si rendeva necessaria per superare il fiume Acheronte (per alcuni lo Stige) e chiunque transitasse sul fiume era tenuto a versare un obolo per il servigio reso da Caronte, mentre in alcune versioni, poteva attraversare solo chi fosse morto con gli onori funebri, motivo per il quale nell’Odissea, ad esempio, Priamo chiede la restituzione del corpo di Ettore ad Achille.

Era convinzione degli antichi che chiunque non avesse versato l’obolo, o non avesse ricevuto gli onori funebri, doveva vagabondare per secoli lungo le rive limacciose del fiume, tra la nebbia che ne smarriva l’anima.

Ai vivi non era consentito l’attraversamento dell’Acheronte.

Tuttavia ci fu qualche eroe che riuscì a passare e a incontrare le ombre dei morti:

Orfeo entrò nell’Ade per volere degli dei, per riportare indietro il suo amore, Euridice, che però svanì nell’esatto istante in cui Orfeo si voltò a guardare se l’amata lo seguisse.

Anche Enea, Persefone, Psiche, Teseo e la Sibilla Cumana riuscirono ad entrare da vivi nel regno dei morti e tutti pagarono Caronte per essere trasportati.

Caronte, descritto come un vecchio sempre arrabbiato, con i capelli bianchi e gli occhi rossi, era figlio della Notte e di Erebo.

Nella Divina Commedia, Dante lo descrive come traghettatore dagli occhi di bragia e narra l’implacabile severità del nocchiero, che costringe le anime che attraversano a restare in piedi, pena colpi tremendi di remo sul corpo.

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